L’Aquila, 6 aprile 2009


Marilena si sveglia.

Alza gli occhi al soffitto,

lucida lamiera bianca

del suo vecchio furgone.


E’ la quarta notte.


Tra freddo e paura

stringe a sé il suo bambino,

il cuore batte forte

ad ogni suo sussulto,

lacrime silenziose le segnano il viso

ad ogni scossa.


Il tempo non ha più voce.


Linda cammina verso di me.

Lo sguardo perso nel vuoto.

E’ passato tanto tempo

eppure mi riconosce.


E’ rimasta sola.


Ogni pensiero è cenere,

trent’anni di ricordi

sepolti vivi sotto le rovine.

Quattro sono gli affetti perduti

- giovani fragili indifesi -

spezzati in pochi fatali istanti.


Ciò che aveva un senso

un luogo

una ragione

ora non c’è più,

inghiottito in un domani

che non ha più nome certo.


La speranza non riesce a trovare dimensione.


Ha intatta la vita

e presto ci sarà una nuova casa.


Ma chi le restituirà l’identità del passato?



 

*

Tratto da “In Controluce”

 


© Federica Bianchi